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Quanto deve mangiare un gatto in un giorno?

Beatrice Di Mauro
quanto deve mangiare un gatto

Se ti stai chiedendo quanto deve mangiare un gatto in un giorno sei nel posto giusto, infatti in questo articolo rispondiamo proprio a questa domanda e leggendolo scoprirai come gestire al meglio i pasti del tuo gatto.

Come per i cani, infatti, anche per i gatti è importante non solo la qualità e la quantità ma anche la frequenza e cioè il numero di pasti.

Innanzitutto, è bene sapere che il gatto dà al cibo un valore completamente diverso rispetto a quello del cane: i cani danno al cibo una valenza sociale, mentre per i gatti è solo un modo per tenersi in forze e accumulare energia.

È un semplice momento di pausa tra un’attività e l’altra.

Non dimenticarti, poi, che ancora oggi il gatto si può quasi considerare un animale selvatico: tecnicamente non è mai stato addomesticato, piuttosto lui ha addomesticato noi. 

Il rapporto molto particolare tra gatto e cibo affonda le sue origini nella sua stessa natura felina. Va, quindi, solo capito e gestito nel modo più appropriato, a partire in primo luogo da quante volte deve mangiare.

Scopriamo, allora, il numero di pasti corretto per un gatto, partendo da quando è cucciolo.

Quanto devono mangiare i gatti da cuccioli?

gattino mangia dalla ciotola

Per tutto il primo mese di vita i gattini si nutrono esclusivamente di latte materno e lo svezzamento, ossia la transizione graduale da cibo liquido (latte) a solido (carne), dura dalla quarta settimana alla decima. Solitamente è la mamma gatta ad occuparsi di questo.

Dai due mesi circa, i gattini saranno pressoché autonomi nella gestione del cibo. 

Il processo di svezzamento varia da individuo a individuo. 

Come per i cani, più è grande la taglia, più è lungo lo svezzamento. Un Main Coon non avrà lo stesso periodo di svezzamento di un Munchkin o uno Snowshoe

In ogni caso, una volta compiuti i tre mesi, i gatti sono completamente autonomi nella gestione del cibo.

Terminati i tre mesi, il gatto ha bisogno di un numero di pasti maggiore rispetto ad un adulto, perché è ancora in piena fase di crescita. 

Per questo motivo, fino almeno ai sei mesi è consigliabile suddividere la razione giornaliera in cinque pasti.

Dai sei agli otto mesi, si può lentamente diminuire il numero di pasti fino ad arrivare a tre razioni giornaliere. 

Quanto deve mangiare un gatto adulto?

gatto adulto mangia

Una volta arrivati all’anno, l’organismo del gatto è strutturato per gestire anche due pasti al giorno, purché non intercorrano più di dodici ore tra l’uno e l’altro.

Fai attenzione, però! Questa prassi si discosta molto da quella che è la natura del gatto. 

Come ho scritto nell’articolo “Qual è il cibo migliore per i gatti?”, il gatto è un animale carnivoro predatore, che ha mantenuto praticamente intatta questa sua indole da tigre nel corso dei millenni di convivenza con l’uomo. 

Anche il gatto d’appartamento più dolce e coccolone, come il Munchkin, sogna di fare agguati come una tigre dai denti a sciabola.

Per questo motivo, possiamo affermare che lo stile alimentare etologicamente più corretto per un gatto è quello fatto di piccole ma frequenti porzioni.

Nello specifico, un gatto che, a differenza del cane, mangia sia di giorno che di notte, può arrivare a fare tra i dieci e i venti pasti al giorno!

Nonostante il gatto sia un animale abitudinario, insegnargli ad assumere il pasto ogni dodici ore è una prassi che va contro la sua stessa natura di felino predatore. 

E questo potrebbe creare difficoltà!

Difficoltà tanto da un punto di vista fisiologico perché, se i tempi tra un pasto e l’altro sono troppo lunghi, non necessariamente oltre le dodici ore, potrebbero insorgere complicanze soprattutto a livello epatico, quanto da un punto di vista comportamentale. 

Il gatto, infatti, potrebbe arrivare tanto affamato al momento del pasto da abbuffarsi e vomitare tutto immediatamente dopo. Ti ricordo, infatti ,che il gatto ha uno stomaco molto piccolo e rigido.

Quali sono le soluzioni migliori?

La soluzione migliore sarebbe quella di lasciar libero il gatto di uscire di casa e procacciarsi almeno parte del cibo da solo.

Questo sempre che l’ambiente in cui vivi lo permetta: in centro a Milano, per esempio, il gatto riuscirebbe sicuramente a trovare cibo ma sarebbe fin troppo pericoloso.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di dare cibo con maggior frequenza. 

Questo è possibile solo se sei spesso in casa. È comprensibile, infatti, che tu non possa tornare da lavoro ogni due ore per cibare Garfield. 

Lo smartworking, tanto, ahimè, in voga negli ultimi anni, può sicuramente aiutarti nel seguire questa soluzione.

Se entrambe queste strade sono impraticabili, un’alternativa può essere quella di offrire al gatto due o tre pasti principali e lasciare a disposizione un dispenser di crocchette. 

L’importante, però, è che queste siano di ottima qualità. 

Se sei in difficoltà su questo aspetto, puoi contattare Ludovica per una consulenza gratuita e personalizzata.

Per poter usare il dispenser, però, è necessario che il gatto si sappia regolare. 

Abbiamo tutti in mente le immagini di Garfield con le lasagne! Questo fantastico gatto rosso-ciccioso, per esempio, non potrebbe mai avere un dispenser nella vita reale.

Per fortuna la tecnologia viene in nostro aiuto! 

Esistono, infatti, dei dispenser nei quali non solo puoi inserire la quantità giornaliera massima di erogazione, ma anche decidere in quante dosi suddividerla e in che orari somministrarla. 

Alcuni di questi sono collegabili agli smartphones così da poter dare razioni extra o ridurle a distanza. 

Sempre riguardo alla frequenza con cui un gatto deve mangiare, un’ulteriore alternativa che, però, personalmente non condivido, è quella di nutrire il gatto quando ve lo ordina perché, lo sappiamo, sono loro i nostri padroni. 

I gatti mangiano anche di notte. E se ti svegliasse alle 3 del mattino? 

Inoltre, correresti il rischio di scambiare una richiesta di attenzioni con un bisogno fisiologico e non va bene. 

… Credo che la storia di Garfield sia cominciata proprio così!

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